Beni pubblici
Al di là del loro specifico merito, le decisioni del governo italiano nel corso degli ultimi mesi mettono in evidenza una questione: non c’è chiarezza e non c’è un punto di vista condiviso su quali siano i beni pubblici.
Come è evidente il governo sta annunciando – e in misura minore attuando effettivamente – un insieme di azioni riguardanti la spesa pubblica: in alcuni casi si tratta di tagli di spesa, in altri di investimenti e spese aggiuntive. A ben guardare i tagli riguardano quasi sempre quelli che potrebbero essere definiti i beni pubblici immateriali (servizi sociali, istruzione, ricerca, produzione culturale, protezione dell’ambiente sul lungo termine, ecc.) e verso le strutture pubbliche che in Italia curano questi beni.
Le spese aggiuntive sono rivolte invece, in gran parte, a sostenere le imprese private, pur senza modificare in modo strutturale nessuna delle condizioni per il loro funzionamento (non si promuove l'innovazione, non si agisce effettivamente sul rapporto tra imprese e PA, non si creano condizioni di trasparenza e responsabilità, e così via).Vale a dire, in altre parole, si sostengono, in un modo immediato, i fattori della ricchezza del paese secondo una visione “moderna” (cioè successiva alla scoperta dell’America) dell’economia. Fattori che vengono sostenuti secondo uno strano mix: le risorse pubbliche are transferred to private individuals - who subsequently required to return them only in small part - and contribute to their private wealth.
Two cases may be mentioned as typical: the initiative to ensure Italianità Alitalia, speeches (at the moment are only those) on the imperative of the Prime Minister's categorical support imprese.Ma perhaps you should consider in this context also the intervention of the weakening of public services that could open or widen the market by some firms.
would seem that there is not realized by now that Italy is no longer in an economic context "modern." The "wealth of nations "is no longer produced according to the formulas of Adam Smith, the financial wealth is not directly linked to employment, capital flows do not stop permanently in an area, the same economic wealth is less and less linked to material assets.
and it seems that there has been noticed that wherever in the world strategic public goods (such as research, education and mass of the same social services) were not delegated to the private sector without creating "national tragedy" and without ask then - in the medium term - huge increases in public spending to reduce the problems generated.
course you can not miss an oddity in fatto che il governo non si sia accorto di tutto questo, visto che il presidente del consiglio ha fondato la sua ricchezza proprio su un bene immateriale come la produzione televisiva. Probabilmente però la stranezza è solo apparente. A ben guardare, infatti, ciò che si sostiene è la produzione visibile e immediata di risorse, secondo un paradigma per cui conta soltanto quello che si vede e che si può “mostrare” in televisione (magari grazie a una sapiente regia, che offra anche gli elementi per interpretare l’informazione che viene fornita).
Non è strano invece che si pensi all’Italia come a un’isola nella globalizzazione: la stessa vittoria elettorale potrebbe essere interpretata come the rejection of an important part of the Italian population to participate seriously in global processes (the same foreign policy decisions, aimed at supporting some "friends" rather than to pursue a long-term policy, as well as those concerning the management of migration , seem to express a position of this kind). Too bad only that detach from the global processes is not possible.
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